Concerto di Capodanno 2019 al Teatro Delle Palme di Napoli

Concerto di Capodanno 2019 : il Salotto di Partenope Teatro Delle Palme

Postato il dicembre 8, 2018 di assnapoli

Martedì 1 gennaio 2019 non perdere l’appuntamento con il tradizionale Concerto di Capodanno presso lo storico Teatro Delle Palme per iniziare il nuovo anno all’insegna delle emozioni attraverso un vero e proprio viaggio nel mondo della musica, del canto e della danza fra celebri melodie viennesi , valzer di Strauss, famosi brani di opera ed operetta e appassionanti canzoni classiche napoletane.

Lo spettacolo metterà in scena un particolare Salotto d’epoca fin de siecle, in cui ospiti ed artisti accoglieranno il Nuovo Anno attraverso la musica, il bel canto e la danza. Lo spettatore si ritroverà immerso in un’ atmosfera senza spazio nè tempo tra amore, sogno e rievocazioni di nostalgici paesaggi napoletani ed internazionali ovvero un gran bel menù di fantastiche sensazioni e tanto coinvolgimento in sala per abbandonarsi alla spensieratezza e all’allegria proprio come avviene durante il celebre Concerto di Capodanno di Vienna!

Forte del grande successo di pubblico e critica delle scorse edizioni , il Concerto vanta un cast davvero straordinario tra cui, direttamente dal Teatro San Carlo, il soprano Olga De Maio e il tenore Luca Lupoli, artisti noti al grande pubblico nazionale ed internazionale. Con loro sul palco il tenore Lucio Lupoli, il giornalista Giuseppe Giorgio con i suoi interventi storici, l’ Ensemble orchestrale dell’ Associazione “Noi per Napoli”con il pianista Maurizio Iaccarino ed il flautista Vittorio Oriani,, il Quartetto d’archi Aedon , il Corpo di Ballo del Centro Tersicorea con le coreografie di Gloria Sigona e Livia Spoto . Presenta la giornalista Lorenza Licenziati.

Un evento imperdibile, diventato negli ultimi anni un punto di riferimento tra gli appuntamenti del capoluogo partenopeo nel periodo natalizio.

Un grande spettacolo, insomma, dal cuore nobile, tant’è che una parte del ricavato sarà devoluta,come ogni anno,per l’ acquisto di generi alimentari e di prima necessità a favore della mensa Caritas dei senzatetto di Santa Chiara a Napoli.
L’iniziativa gode del Patrocinio dell’ Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e della Presidenza del Consiglio Regionale della Campania.

L’Associazione Culturale Noi per Napoli Artisti del Teatro San Carlo presenta
CONCERTO DI CAPODANNO- “Il Salotto di Partenope”
1 gennaio 2019 ore 19.30
……………………………………………………………………………………………………………………………………..
Associazione Culturale Noi per Napoli
https://www.facebook.com/AssociazioneNoiPerNapoli/
https://www.youtube.com/user/LucaLupoliTenore
http://www.noipernapoli.it

Biglietteria

Poltronissima 25€
Poltrone 20€

Galleria 15€

Capodanno Teatro delle Palme 1 gennaio 2019 ( IV edizione ) #associazioneculturalenoipernapoli #olgademaiosoprano #lucalupolitenore #teatrodellepalme2019 #grandenapoli #

https://www.go2.it/evento/concerto_di_capodanno/3830

Infoline : 327 7589936 / 3394545044 /

081 418134 Teatro Delle Palme

Intervista all’artista Graziano Ciacchini: colore, ispirazione, opere

Ancora una volta abbiamo intervistato Graziano Ciacchini, pittore contemporaneo di grande talento creativo. L’artista toscano ci racconta la creazione delle sue opere, dalla fase ideativa e progettuale all’utilizzo del colore alle sue fonti di ispirazione.

D: Nell’utilizzo della gamma tonale vibrante e incisiva dai particolare risalto al blu e all’azzurro nelle varie declinazioni cromatiche; da cosa deriva questa scelta coloristica?
R: Vi svelo un segreto: curo lo stress quotidiano con la cromoterapia per la quale, come risaputo, il blu è il colore più adatto a ritrovare calma ed equilibrio. Aldilà dell’affermazione ironica (fino a che punto poi, mi chiedo) ho cominciato a dipingere “in blu” fin dall’inizio, sono rare le eccezioni, ed anche nei lavori in cui sono presenti in forze altri colori, è sempre il blu a farla da padrone. Fino a che punto poi, mi chiedevo… Mentre realizzo i miei lavori stendere quel colore, mi trasmette un senso di serenità tangibile al punto che spesso, elementi che nascono di altri colori spesso sono modificati durante la realizzazione. Diciamo che io provo ad utilizzare i tanti tubetti di colore ancora nuovi, ma per adesso non ci riesco. Credo che il passo successivo, che ogni tanto si palesa alla mente, sarà quello di ricreare un equilibrio con l’utilizzo di una gamma più ampia di colori, sempre nella direzione della crescita e della scoperta.

D: Ci racconti come avviene la fase ideativa e progettuale delle opere; usi anche dei disegni di prova e delle bozze preparatorie di spunto?
R: Ho una serie di quaderni, uno almeno dei quali è sempre con me. Sulle pagine di quei quaderni fermo le idee in piccoli disegni che spesso contengono già la versione finale. Se necessario rielaboro poi quei bozzetti in modo da ottimizzare posizione e proporzioni degli elementi che faranno parte dell’immagine. Non faccio mai prove delle tonalità di colore le quali sono sempre individuate ed armonizzate col tutto, mentre dipingo.

D: Quali sono le fonti principali da cui attingi per individuare i titoli dei tuoi quadri?
R: Il titolo spesso, molto spesso, arriva assieme all’immagine che fermo sul quaderno. Esprime il concetto di quel che dipingo o semplicemente descrive l’immagine. Non ho mai avuto nessuna difficoltà in tal senso, perché l’immagine, secondo me, nasce da un concetto che poi sarà espresso con i colori.

Capsule o cialde di caffè? Questo è il dilemma

Una delle passioni degli italiani è senz’altro il caffè.
Ecco di seguito alcuni dati interessanti sui consumi di caffè in Italia:

  • Il 93% degli italiani predilige l’espresso;
  • Se ne consuma di media 1 o 2 tazzine al giorno;
  • Il momento migliore per gustarsi un caffè è senz’altro la mattina;
  • Il 58% beve caffè per la carica che gli da;
  • Il 53% degli italiani associa il caffè ad un momento di pausa e relax;

Ma nel tempo è cambiato il modo di assumere il caffè, mentre una volta era la moka a farla da padrona, oggi, ci sono le macchine del caffè.
Non è più necessario recarsi al bar per bere il vero espresso, oggi grazie alle macchine del caffè che utilizzano capsule o cialde, si può gustare un vero caffè espresso anche a casa o in ufficio.

Vediamo di seguito le principali caratteristiche e differenze tra cialde e capsule.

Le cialde di caffè

Si tratta di filtri realizzati in carta che contengono un determinato quantitativo di polvere di caffè.

La dote principale delle cialde è rappresentato dal fatto che si tratta di un prodotto al 100% naturale, infatti non è altro che caffè macinato racchiuso in carta di riso chiusa a pressione, senza l’uso di nessuna colla. Questo ha il duplice vantaggio di non alterare il gusto del caffè e di poter riciclare completamente le cialde che possono essere gettate nel bidone dell’organico, una volta utilizzate.

Le capsule di caffè

Sono innanzitutto realizzate con materiali diversi, plastica o alluminio, si tratta di un contenitore rigido di forma cilindrica. Questo non permette il riciclo delle capsule che, essendo composte di differenti elementi, una volta utilizzate devono essere gettate nel bidone dell’indifferenziata.
Le capsule consentono di mantenere il prodotto inalterato per molto tempo, grazie al confezionamento in atmosfera protetta si riesce a garantire il massimo di igiene e la conservazione della fragranza del caffè.

Sia le capsule che le cialde garantiscono la possibilità di gustare un ottimo espresso di qualità anche da casa o dall’ufficio ed il tutto in modo molto semplice, basta inserire la cialda o capsula nella macchinetta e premere un pulsante.
La differenza sostanziale risiede nei costi che sono leggermente inferiori per le cialde.

In ogni caso, sia con le cialde che con le capsule, la pausa caffè di qualità è assicurata.
Perché la pausa caffè è una cosa seria.

Perchè non sono più un “bravo ragazzo”

Questo articolo è un messaggio dentro una bottiglia, letteralmente. Non solo fa riferimento a cose e persone realmente esistenti, ma possiede la pretesa di inviare un messaggio all’umanità tutta – o quasi. Bhe, in fondo non parliamo di relazioni internazionali, di politica di welfare o, alla peggio, di schemi utilizzabili a calcio: ci limiteremo a trattare un argomento puramente antropologico, cioè le donne che si comportano da stronze con gli uomini.

Nessun essere con un minimo di cervello dovrebbe avere dubbi sul fatto che non abbia valenza sessista, quello che sto scrivendo: casomai l’avesse, posso soltanto rispondere che queste sono le (ultime) parole di un ormai ex “bravo ragazzo”. Sapete, essere un bravo ragazzo all’inizio è ok: soprattutto se vivi in un piccolo paese di provincia, ti senti a tuo agio, sospinto dall’innata bontà che determina ogni tua azione e che sembra darti un sostegno per vivere in autonomia ognuna delle 24 ore della giornata. Sapete, “con la coscienza pulita“, come dicono alcuni: troverai sempre la cara signora della porta a fianco, che ti sorride e che non vede l’ora di farti conoscere sua figlia – passati i 18 o magari i 19 anni, s’intende. Troverai quasi sempre un’altra brava ragazza con cui condividere momenti, passioni e magari addirittura un letto; avrai sempre l’amica di tua madre che sorride in modo ammiccante, affascinata dall’idea che quel piccoletto che una volta giocava con lei sia diventato, suo malgrado, un uomo. Da bravo ragazzo avrai un sacco di amici, che diranno di conoscerti a menadito e che saranno pronti a lenire ogni tua piccola delusione, sia lavorativa che del cosiddetto “amore”. Eppure il tempo passa, e qualcosa inizia prima a scricchiolare, poi a sfaldarsi e disintegrarsi e diluirsi del tutto – un po’ come lo zucchero di canna che ho versato stamattina nel mio cappuccino mattiniero.

Sapete, essere un bravo ragazzo alla fine ripaga poco: stai sempre in bilico su un’incomprensione di fondo, senti che qualcosa nel mondo non gira nel modo corretto ma, in fondo in fondo, ti convinci di essere tu, dalla parte della ragione,. Il bravoragazzo è tendenzialmente, se non moralista, quantomeno schiavo di un’etica irreprensibile e cristallizzata: ti appelli a dei valori sani, che ritieni corretti, inattaccabili. La bravoragazzitudine passa anche per dei valori morali statici, immutabili, che guai a chi li tocca. Ti scandalizzi con i tuoi genitori a sentire al TG che il caro vecchio mondo di una volta non esiste più, vivi delle belle serate con gli amici di sempre, senti che qualcosa non quadra giorno dopo giorno (sei sempre da solo: gli altri sono quasi tutti fidanzati tra di loro) e questi ultimi, lentamente, malcelando il disagio nell’affrontare quell’argomento, si abituano all’idea delle tue discret lamentele. E lo fanno invitandoti ad uscire, a cambiare giri, che sei tu a farti tutti questi problemi, e signora mia non esistono più le brave persone di una volta – Ovviamente, come se non bastassero le varie complicazioni sociali dell’essere come si è, la pretesa di volersi cambiare è dettata dall’esigenza di vivere meglio, non di sopravvivere ogni volta ad un dolore incomprensibile per gli altri, solo perchè l’ennesima aspirante amante da cui eri attratto ti ha inesorabilmente deluso.

Gli amici, di norma, guarderanno con sospetto o addirittura con orrore alla possibilità di cambiare così radicalmente, e non voler essere più un bravoragazzo: e che mi diventi un delinquente o addirittura un viveur? Sapete, come dicono gli Skruigners, “siete la mia gabbia“. In fondo per loro è rassicurante, per non dire divertente, vedervi dibattere la vostra sofferenza amorosa, magari tenendo la manina alla compagna, o rimanendo comunque con il fondoschiena al caldo e sputando sentenze sul come essere e come non essere (questo è il problema).

Per i braviragazzi è quasi sempre un dramma relazionarsi con l’altro sesso: senza contare i casi di perfetta indifferenza (che capitano un po’ a tutti, presunti maschialfa inclusi) il più delle volte ti troveranno gradevole, ti sorrideranno, addirittura potrebbero uscire con te qualche volta, ma sarai (quasi sempre, ed inesorabilmente) poco eccitante per loro.

Sapete, è un incubo uscire con una persona che ti piace o corteggiarla (anche solo via smartphone, all’inizio) con la paura che possa dirti, un bel giorno, “guarda che hai frainteso” oppure “per me sei più un amico“. Smettetela coi film e con le visioni di amore casto, puro e puritano che ci ha inculcato 40 anni di televisione commerciale: anche ai bravi ragazzi piace scopare. Sentite come suona aggressivo? Già questo dice abbastanza, su come siamo messi.

Ed è quello che ci devasta ogni volta: questo inesorabile scansare con pensieri, parole, opere ed omissioni la possibilità di vederci come mamma ci ha fatti e fare, dopo le consuete tribolazioni ovviamente, fare finalmente del sano sesso. Non la vogliamo regalata, amiche: vogliamo meritarcela, ma semplicemente non vorremmo essere evitati a prescindere o nemmeno notati – e poi no, poi non ci ferireste affatto se ce la date una sera e poi basta (so che molte donne ragionano, si fa per dire, così). Ci ferite molto, molto di più rimbalzandoci da qui ad infinito. E sono fiducioso che almeno un po’ donne sorrideranno, qui, e capiranno cosa intendo – che è quanto di più lontano dalla misoginia possa esistere, altrimenti non ne parlerei nemmeno.

Questo portarvi a negare l’evidenza anche quando davvero vi piaciamo, perchè sapete, innamorarsi di un bravo ragazzo o esserne comunque attratte è un’onta evidentemente troppo pesante da sostenere. È un carico impegnativo anche per le donne più affascinanti ed intelligenti, o (attenzione alla frecciatina) presunte tali. Questo perchè, alla fine, non siete in grado di vivere pacificamente il sesso anche con noi, con la stessa disinvoltura con cui vi fareste (o vi fate) impalmare da perfetti figli di buona donna, dai mitici cinquantenni sul web, dai figli di puttana dall’aria stradaiola, dai discotecari dalla barba curata, dagli hipster con pretese di artisti o magari da irreprensibili padri di famiglia.

Per i braviragazzi, non c’è nulla di tutto questo: ed io bravoragazzo sono stufo della sovrastruttura che mi ha reso tale, per la quale non mi sento di colpevolizzare la mia famiglia (che certo ha avuto un ruolo determinante nel farla germogliare) per cui sì, rinnego tutto, non vi sopporto più, davvero.

Non sopporto questa idea per cui con gli altri uscite, bevete, vi divertite e scopate a vostro piacimento (ed è giusto così, intendiamoci), lasciando noi perennemente in vetrina, al limite ad assistere al tutto (e non è per niente giusto).

Se davvero vi attizza che sembriamo anche noi un po’ figli di puttana, eccovi servite: bravi ragazzi 1 – figlidiputtana 1. Inizia la remuntada: l’educazione che ci hanno dato (che ci ha resi quello che siamo al 95%, secondo me) sarà nobile quanto volete, ma ci condanna al ruolo degli eterni Don Chisciotte, in lotta contro mulini a vento per cui siamo francamente stanchi di combattere. C’è anche chi trova una bravaragazza, ovviamente, beato lui: ma secondo voi, alla fine, sono una percentuale superiore al 2% dei casi? Secondo me, no. Non voglio dire che non essere più un bravoragazzo possa dare garanzia di successo – del resto, è impossibile trovare una ricetta sociale che funzioni sempre, in queste cose. Dico solo che esserlo è castrante per l’essere umano, a meno che uno non abbia un ideale da inseguire così forte che… non è il mio caso, non più almeno.

L’idealismo è una nobile causa, e non ho intenzione di buttarla sul qualunquismo: ma la verità è che ho preso troppe fregature (come il 98% della popolazione mondiale, credo – ed in alcuni casi vale anche a parti invertite e per qualsiasi relazione “simulata”), negli ultimi 15-20 anni, per poter pensare di continuare a perorare la causa del bravoragazzismo. Semplicemente, non mi conviene più esserlo: non mi consente di sopravvivere, un po’ come i primi organismi acquatici che sono evoluti in qualcosa di diverso, per poter arrivare nella sacrosanta terraferma, e smetterla di barcamenarci, fumare come turchi, ubriacarci da soli o ascoltare depressive black metal per nullificare la questione.

Diamo un taglio al bravoragazzismo, sì: lo facciamo per sopravvivere, perchè siamo stufi di dannarci l’anima dietro al solito modello standardizzato (conoscenza-simpatia-empatia-attrazione-rivelazione-drammachenonpassapiù), che possiede certo delle eccezioni, ma sono talmente sporadiche che uno, ad un certo punto, si chiede se ne valga davvero la pena.

No, signore e signori, non ne vale la pena: se le regole sociali, attualmente, sono queste, c’è poco da fare. Don Chisciotte della Mancia lasciamolo alla letteratura, please. Il mondo puoi pensare di cambiarlo da solo, ok, ma per vivere la tua esistenza pienamente hai bisogno di cambiare atteggiamento, prima o poi. Come dice un mio amico, l’atteggiamento influisce sulla tua capacità di accoppiarti (senza farti accoppare) per almeno il 50%.

Ecco perchè questo articolo si chiama “Perchè non sono più un bravo ragazzo“: provateci voi, ad esserlo, e soprattutto senza impazzire o andare in crisi profonda come sono andato io, a settembre di quest’anno. Giravo da solo per settimane, dopo il lavoro, in una città in cui mi ero appena trasferito, spesso con le lacrime agli occhi, per colpa di una donna che mi ha solamente illuso ed inzuppato di belle, vuote e zuccherose parole. A chiedermi ostinatamente perchè, cosa avessi che non andava, perchè non mi trovasse attraente dopo essere stata lei, a proporsi a me.

Provateci voi, a seguire i dettagli della bravoragazzitudine, senza impostare qualsiasi relazione amorosa o sessuale sentendovi protagonisti di Servi della gleba di Elio e le storie tese, con quella musichetta in testa che quantomeno ti fa sorridere. Provateci voi, ad insistere ed incaponirvi come un Crociato di essere dalla parte della ragione, provateci voi a passare notti insonni a chiedervi perchè le donne continuino a trattarvi come un eunuco, perchè insistano nel sentirsi così al riparo che “tanto X è un così bravo ragazzo“. Cosa diavolo ci renda così inappetibili sessualmente, è un mistero: non è che per caso rientra nello stereotipo del bravoragazzo che fa sesso solo per fare figli, vero? No perchè, intendiamoci, i preservativi li compriamo anche noi, amiche – anche se il più delle volte rimangono in un cassetto a fare la muffa per anni, anche per colpa vostra.

Noi valiamo molto, molto di più della vostra idea stereotipata di vederci solo come amici-conoscenti, del fatto che anche noi ci massacriamo su Pornhub per mantenere vivido, sporco al punto giusto e vivo il desiderio sessuale (che altrimenti tenderebbe a calare inesorabile, con gli anni). Noi valiamo molto più del fatto anche che vi vantiate di avere più amici uomini che donne, altro classico paravento di una, ennesima, friendzone imminente. Non sia mai gli venisse in mente di infilarlo da qualche parte, magari a voi stesse: sarebbe sconveniente, non si fa.

Continuate pure ad andare dietro ai fighetti che dite di disprezzare e che poi, sotto sotto, vi attizzano: insistente pure nel vedere noi braviragazzi come dei buoni amici o, come si direbbe dalle mie parti, dei bboni-minchiùni. Date retta, fate pure, a quelli con il surplus di figaggine, la barbetta incolta ed il pene innegabilmente più interessante che a noi, evidentemente, manca non solo fisicamente, ma direi per sovrastruttura; e soprattutto fatevi penetrare ad oltranza (mi raccomando, sempre negando l’evidenza in pubblico), come tante bellissime gatte morte, dai freakettoni pseudo-artisti che infestano le provincie – salvo poi lamentarvi che questiuominisonotuttiuguali.

Noi non ci saremo più, nel frattempo: saremo passati altrove, mutati geneticamente come uno scarafaggio kafkiano. In una dimensione per cui non sarete più in grado di discriminarci come tanti, immutabili, noiosissimi coglioni – se non altro. La capacità di cambiare le carte in tavola, ad oggi, sarà la nostra unica salvezza dall’oblio.

come arredare negozio di abbigliamento

Come arredare un negozio di abbigliamento: consigli

Avete intenzione di aprire un negozio di abbigliamento ma non avete la più pallida idea di dove iniziare per quanto concerne il suo arredamento? Sappiamo bene che questa tipologia di negozio è davvero difficile da arredare: la concorrenza è davvero tanta e spietata, per cui distinguersi dagli altri è davvero essenziale per riuscire a vendere.
Ma come fare, quindi, a lavorare di arredamento e ad arredare nel modo giusto un negozio di abbigliamento? Scopriamolo insieme in questa guida.

1. Scegliete il vostro stile

Ogni negozio deve avere un proprio stile ed una personalità per vendere. Ciò è dettata anche dal tipo di design che si va a scegliere. Per quanto concerne le tipologie di arredamento, avete davvero una vasta scelta: da uno stile minimal, ordinato, pulito ed essenziale, ad uno più retrò e vintage, passando per qualcosa di contemporaneo. Insomma, attraverso la scelta del vostro stile, sarà più semplice seguire il vostro filo conduttore ed arredare il vostro negozio in modo coerente e lineare.

2. Curate molto l’entrata

L’entrata è essenziale in un negozio di abbigliamento poichè è la prima cosa che vedono i clienti una volta dentro allo shop. Cercate di curarne lo stile e l’aspetto. Il segreto sta nel fare il possibile per stupire e attrarre i clienti una volta che passano vicino al negozio. Solo così, è più probabile che ci entrino ed eventualmente vi facciano degli acquisti.

3. Siate ordinati nell’esposizione

Un negozio di abbigliamento deve essere catalogato e molto ordinato nell’esposizione della merce. Ma cosa significa? Significa che ogni prodotto deve stare nel suo scomparto, al fine di agevolare la ricerca vostra e dei vostri cliente. L’ordine, la minuziosità sono ingredienti fondamentali per un perfetto negozio di abbigliamento e lo sanno molto bene quelli che si occupano di arredamento negozi a Milano. Nel dubbio, fatevi consigliare da loro, al fine di trovarvi davanti uno shop perfetto, accattivante e funzionale.

Come posizionarsi meglio su Google

La SEO è lenta, ci possono volere anni per costruire l’autorità di un dominio; l’ottimizzazione per motori di ricerca è la forma di marketing più lenta, ma vale la pena aspettare.

 

Ottenere un buon posizionamento nei risultati di ricerca di Google (SERP) può sembrare difficile, ma può essere fatto adottando alcuni semplici passaggi consigliati da Google per aiutare il gigante dei motori di ricerca a sapere che sei lì.

 

Il motore di ricerca Google utilizza una varietà di metodi per determinare quali pagine vengono visualizzate per prime nei risultati di ricerca. La formula esatta è un segreto, ma puoi fare alcune cose per migliorare il tuo posizionamento nei risultati, il termine per questo processo è SEO. Non ci sono garanzie e non ci sono schemi rapidi di successo.

 

Prima di aumentare il tuo posizionamento, è importante sapere dove ti trovi attualmente nei risultati di ricerca di Google. Comprendendo queste informazioni, sarai in grado di vedere dove devi migliorare.

 

Per fare ciò, puoi usare strumenti come semrush, ahrefs, serpstat, per controllare dove si colloca una pagina del sito per una determinata parola chiave o termine.

 

Conoscendo queste informazioni, sarai in grado di capire quali sforzi fare per migliorare il ranking generale della ricerca organica del tuo sito.

 

Se raggiungi la prima pagina dei risultati quando il pubblico di destinazione cerca una parola chiave pertinente, sai che la tua strategia SEO ha già successo. Fondamentalmente, è una promozione gratuita per il tuo marchio.

 

  • Link che puntano al tuo sito web

 

Uno dei fattori che contribuiscono a considerare una pagina Web “importante” è la  qualità e il numero di link che puntano a quella pagina.

 

  • Ottimizza per dispositivi mobili

 

Se il tuo sito non è ottimizzato per i dispositivi mobili, dovrai passare a un design responsive. È un aspetto SEO molto importante.

 

  • Trova parole chiave pertinenti

 

La ricerca per parole chiave è ancora un buon modo per trovare argomenti popolari rilevanti da includere nel tuo sito.

 

  • Non dimenticare i social network

 

I siti di social network possono essere un buon modo per promuovere un sito, ma non è chiaro in che misura influiscono direttamente sul ranking di ricerca.

 

Detto questo, potresti scoprire che gran parte del tuo traffico proviene dai social network, quindi assicurati di rendere i tuoi contenuti social friendly. Aggiungi immagini e dai ai tuoi contenuti titoli accattivanti.

 

  • Registra il tuo sito con Google Search Console

 

Google Search Console è un servizio gratuito di Google che ti consente di inviare il tuo sito web (e la sua sitemap) a Google per l’indicizzazione. Ancora più importante, inviando la tua Sitemap a Google Search Console stai dicendo al gigante della ricerca che il tuo sito web esiste, che ovviamente è il punto di partenza per apparire nei risultati di ricerca.