7 motivi per cui le persone credono nei complotti

7 motivi per cui le persone credono nei complotti
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L’allunaggio del 1969 non è mai avvenuto, ma fu invece una ricostruzione cinematografica; i vaccini vogliono avvelenarci tutti e contengono sostanze tossiche; l’assassinio di Kennedy è stata una cospirazione; le scie chimiche o scie di condensazione visibili nell’atmosfera terrestre create dagli aerei non sono formate da vapore acqueo ma composte da agenti chimici o biologici, atti ad avvelenarci tutti. Sull’11 settembre, poi, le cospirazioni sono numerose e vengono considerate in vari modi diversi tra loro.

Molte delle teorie del complotto sono diventate all’ordine del giorno: fuoriuscite a suo tempo dai primi forum che sono sopravvissuti fino ad oggi sul web, sono state trainate con forza all’interno di social network e blog più moderni, finendo per diventare espressione di cultura popolare e contaminando molto spesso anche il pensiero dei politici. La dietrologia, in generale, trova spesso una giustificazione nelle paure più profonde delle persone, e finisce per diventare parte integrante del modo di pensare di chi finisce per crederci in modo acritico.

Ma quali sono le ragioni per cui il complottismo finisce per avere tanto successo? Abbiamo trovato un po’ di spiegazioni a nostro avviso plausibili, e ve le proponiamo in questa sede.

Generale mancanza di autocritica

Il mondo social e tecnologico di oggi tende a farci credere di essere tutti perfetti ed infallibili, ed ha elevato la dimensione personale ed egotistica ad elemento di distinzione dalla massa: così avviene molto facilmente che persone banali o con scarsa cultura possano sentirsi superiori alla massa senza ragione, e finiscano poi spesso per cedere alle lusinghe del pensiero complottistico. Ma se esistono davvero dei complotti, perchè le pagine web che ne parlono sopravvivono negli anni senza che i “cospiratori” riescano a chiuderle? Forse non sono così potenti come vogliono farci credere…

Sfiducia politica

Passano gli anni e la condizione della tua vita diventa sempre più insopportabile: le condizioni lavorative sono fin troppo difficili, ci sono pochi soldi ed in genere le persone sembrano essere mentalmente bloccate, disilluse da una classe politica che finisce quasi sempre per lasciarle insoddisfatte. A quel punto la disaffezione per la politica vera, quella partecipativa ed appassionante, coinvolge mentalmente le persone e le rende facilmente preda di teorie complottistiche: e non è un caso che siano tendenzialmente complottisti molti di coloro che hanno votato Movimento 5 Stelle o Lega, partiti che da sempre sostengono da sempre istanze di questo genere (Borghezio che sosteneva di essere sicuro che gli UFO ci spiano, ad esempio, o le recenti prese di posizione contro l’uso “esagerato” dei vaccini). Il complottismo è diventato quasi parte della cultura mainstream, paradossalmente, come espressione di sostanziale malcontento politico.

Motivazioni psicologiche

Cosa significa quel lampo che ho visto all’improvviso? La polizia sta ascoltando le mie telefonate? Quando vado su internet posso essere spiato? Sono tutte domande apparentemente innocue, che spesso finiscono per diventare angoscianti per le persone più deboli, tendenzialmente meno razionali o più impressionabili. Quel che è peggio, è che la spirale sembra essere infinita: se fai notare a queste persone che stanno sostenendo una tesi molto poco plausibile, possono arrivare a convincersi che siate anche voi parte del complotto e rafforzare la propria convinzione.

Da un punto di vista psicologico il complottismo può diventare paranoia clinica vera e propria, oltre a manifestare una tendenza a cercare prove e connettere eventi che non c’entrano nulla tra di loro: dipende molto da come è strutturato il cervello, e spesso non c’è molto da fare per combattere questa tendenza.

Ignoranza

In molti casi chi crede alle teorie del complotto non dispone di adeguate conoscenze in ambito scientifico, e tende a semplificare brutalmente la realtà o a seguire troppo l’intuito; questo ragionamento porta a considerare “professoroni” tutti coloro che osino far notare questo problema di fondo, facendo diventare il “dibattito” una cosa più da evitare che da cercare. Non bisogna pero’ commettere l’errore di considerare semplicemente ignoranti coloro i quali manifestino tendenze a credere al complottismo, tendenza che si manifesta nel fatto che chi crede ad una teoria del complotto tenda a credere a tutte le teorie dietrologiche (anche quando le stesse sono in contraddizione tra loro). In realtà la mancanza di una buona cultura scientifica che possa insegnare adeguatamente lo scetticismo – quando in realtà l’educazione in Italia, ad esempio, è più figlia di un’ispirazione cattolica o religiosa che altro – unita ad un’approssimazione dei concetti porta le persone, fin dai tempi della scuola, a credere a qualsiasi cosa sia scritta sul web, senza renderle in grado di distinguere l’autorevolezza delle fonti. In molti casi, peraltro, sono proprio i giornali più autorevoli che diventano “megafono” delle più strampalate teorie cospirazioniste – per motivi legati all’esigenza di generare click e visualizzazioni sulle loro pagine – per cui è davvero difficile riuscire a superare questo scoglio. In linea di massima chi non possiede un’adeguata conoscenza scientifica tende più facilmente a credere a qualsiasi complotto, ma ci sono purtroppo considerevoli eccezioni a questa regola.

Mancanza di senso dell’umorismo

In genere i complottisti più convinti non mostrano troppo senso dell’umorismo, per cui in molti casi non è opportuno controbattere in modo ironico o sarcastico alle loro argomentazioni: per quanto lo humour sia un’arma micidiale per affrontare i più convinti, non sempre è il modo migliore per farlo. In certi casi tuttavia lo è: l’umorismo di natura prettamente logica può aiutare (esempio di contro-argomentazione: se esistono davvero le scie chimiche perchè non le irrorano di notte, che non sarebbero viste da nessuno?), ma in molti casi l’eccessiva ironia può essere malintesa e finire per rafforzare certe prese di posizione radicali.

Scarse conoscenze in fatto di statistica

In generale vi è una tendenza a sposare le teorie del complotto da parte di chi poco o nulla conosce di teoria della probabilità e statistica, discipline che possono (almeno in parte) aiutare a spiegare determinate circostanze; ad esempio molto aiuta, in tal senso, la conoscenza del concetto di correlazione statistica, che è una cosa molto comune nell’analisi di eventi indipendenti che mostrino un “andamento” simile. Il fatto che certe cose siano correlate non vuol dire, pero’, che una cosa causi l’altra: è il caso delle correlazioni spurie che portano alle cose più irrazionali e spesso involontariamente umoristiche (ad esempio quelle trovate dal fisico Tyler Viger: la correlazione molto alta tra investimenti in tecnologia aerospaziale e numero di suicidi per strangolamento o soffocamento, ad esempio, come raccontate nel suo libro). In genere una buona rivalutazione dell’idea stessa di probabilità può aiutare a comprendere meglio perchè le teorie del complotto siano da considerare con scetticismo: soprattutto perchè, in molti casi, vengono credute in modo acritico allo stesso modo con cui avvengono certe credenze religiose.

Incapacità di affrontare le brutte notizie

Per quanto siano tendenzialmente pessimisti, i complottisti manifestano una sostanziale incapacità di affrontare le brutte notizie: questo si traduce anche nell’incapacità mentale e psicologica di analizzarle. Si è visto con l’11 settembre 2001, una tragedia di dimensioni colossali che ha portato molti a sostenere che fosse impossibile fare una cosa del genere, tanto da convincersi della teoria dell’inside job (cioè il fatto che si sia trattato, assurdamente, di un auto-attentato).

In genere quindi chi tende a manifestare questo modo di pensare sarà abbastanza facilmente, in media, preda di teorie cospirazionistiche.

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