Non farmi aspettare troppo

Non farmi aspettare troppo
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Il momento in cui un corpo (femminile nel mio caso, ma vale ambosessi) diventa tuo, dopo averlo desiderato, pensato e spogliato con la mente per mesi, è anche il momento di massimo appagamento per l’uomo che ansimava per averlo: uno strano desiderio mix di istinto (possederti) e desiderio implacabile (non vedere l’ora di vederti, ottimismo che con te funzionerà, panico, voglia di sesso, rabbia, stomaco che si chiude, frustrazione, non pensarti sempre per pietà verso se stessi, paura).
Eppure il corpo è il suo, e solo lei potrà decidere come e se concedertelo, in quante dosi e con quanta frequenza desideri: spesso le tempistiche diventano lunghe, lunghissime, eoni di attesa e di desiderio che brucia. Questo succede soprattutto nelle grandi città, in cui entrambi lavorano a tempo pieno (una paradossale tragedia moderna: se non lavorassero entrambi, non starebbero nella grande città, e quei due corpi non si incontrerebbero comunque).
Ed è lì che esce fuori la meraviglia, la curiosità dell’uomo – che è sempre implacabile, per definizione – il desiderio non solo di possederla ma anche di appagarla, perchè un vero uomo mai vorrebbe andare con una donna che non lo desidera, a meno che non abbia una scala di valori tanto corrotta da desiderare chiunque abbia semplicemente un bel corpo, che passi in metro, sul marciapiede, in un pub pieno di hooligans ubriachi. Bisogna saper focalizzare le proprie voglie, e riuscire a placarle anche a mano – purtroppo o per fortuna, tocca – nell’attesa di quelle circostanze che possono diventare letali come magiche.
Non vedere l’ora di rivederti, e non potertelo dire perchè ancora siamo all’inizio: prendiamoci del tempo. Ma non farmi aspettare troppo.
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