Perchè in amore non ho mai capito niente (e va bene così)

Perchè in amore non ho mai capito niente (e va bene così)
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Ho meditato molto, prima di scrivere questo post. In breve, la mia dimensione sentimentale è un vero e proprio incubo. Oddio, nemmeno tantissimo in realtà: lo scrivo in una mite serata milanese, balcone spalancato e Macbook sulle gambe, a seguire un flusso di pensieri che non so bene dove mi porterà di preciso. O meglio: in realtà lo so benissimo.
Voglio risolverla quanto prima. Niente programmi, viviamola così come viene, mentre mi batte il cuore più forte nello scoprire se mi abbia risposto o meno, o se finalmente riusciremo a rivederci nei prossimi giorni. Ti prego, che non siano giorni troppo lontani. Non voglio arrivarmene con frasi improbabili, voglio arrivarci per gradi ma non vedo l’ora di scoprire (in caso) che colore di intimo indossi. Lo dico con tutto l’erotismo di cui mi sento carico, che ho sempre sfogato da solo e che sarebbe ora di sfogare in coppia.
Su un blog del genere in realtà contenuti del genere non dovrebbero avere asilo, perchè dovremmo parlare di cose sconvenienti, di corpi che si sbattono, sussurrandosi cose oscene dopo essersele trattenute per mesi, o magari schiaffeggiandosi le chiappe mentre fanno del sanissimo sesso  – e invece no, vorrei parlare proprio della frustrazione da parte di chi non riesce mai a farle, queste cose.
Quella che prova – anche se in molti casi lo riconosce difficilmente, in pubblico – qualsiasi maschio adulto, almeno in media, che riporto qui (tratto da un articolo Paolo Barnard) perchè – per larga parte, con qualche piccola postilla – rappresenta la frustrazione per cui ho intitolato il post così:
Voi non sapete cosa significhi esse ‘cacciatori’ in questo campo, può essere emozionante per un po’, poi ti distrugge, soprattutto quando nella normalità dei casi su cento tentativi al maschio tornano sbattuti in faccia come padellate 98 occhi scocciati, o girate di spalle, oppure i “non mi stressare”, i “non è il caso”, la rigidità, la freddezza o addirittura il disprezzo
Vi garantisco che sono tutte pugnalate alla nostra emotività, moltiplicatele per decenni, anche se noi poi fingiamo di sbattercene, ma non è vero. Una vita così ci indurisce, ci incattivisce dentro […]
[…] Dobbiamo cancellare dal nostro cervello l’idea medievale che quelle che la danno sono una cosa, quella da sposare sono un’altra. Dobbiamo altresì piantarla con la pretesa idiota che tutte la diano con gioia ma non nostra moglie. 
È già tutto piuttosto esplicativo di una situazione molto, molto difficile da affrontare e risolvere, specie quando perdi il conto – come nel mio caso – dei “due di picche” subiti: rigidità, freddezza femminile, ti vedo più come un amico, a volte ti guardano come se avessi osato violare la loro intimità solo perchè magari hai chiesto loro di bere qualcosa assieme.
Qui potete aggiungere una bestemmia a piacere, se vi va, anche se è molto poco politically correct – del resto se scrivo “porca troia” non credo di intenderlo come un’offesa sessista, per intenderci – si fa per dire, e la bestemmia rende molto bene il senso di impotenza che ha una persona come me, che dal 2004. non riesce a concedersi una scopata nemmeno per caso, neanche andando al raduno delle single mondiali in cerca di una relazione qualsiasi, nemmeno da ubriachi marci, tantomeno quelle cose che durano 2 minuti che poi ti vergogni a raccontare in giro (non che si debbano raccontare, anzi, ma è per capirci), meno che mai una relazione più o meno stabile
Parto dall’inizio: uomo, single – solo perchè zitello suona di merda – 39 anni suonati, un certo bagaglio esperienziale (anche dovuto al lavoro che faccio, che si basa – per la cronaca – sul vituperato e mitologico “prendere contatti”), vivo e lavoro in modo indipendente (ma non sono ricco, non vi illudete), conosco tantissime persone a vari livelli – tanto più che mi sono trasferito in una grande città italiana, fate conto: Milano.
Tantissime tranvate in faccia prese in amore, una quantità imbarazzante. Un numero incalcolabile di tranvate, due di picche, hai frainteso, spallucce e buonasera, non sei tu sono io, io non ti merito, risposte improvvisamente a monosillabili (non ho mai conosciuto una donna che sappia dirmi apertamente se gli ho rotto le scatole: ne avrei più rispetto, se non altro) e via dicendo. Ma la sensazione che mi danno ogni volta è che chiedere del sesso alle donne che mi piacciono – e mi piacciono per i motivi più diversi, ogni volta – è diventato chiedere l’impossibile – brav’uomo, bravo ragazzo, eccetera.
Mi sono interrogato più volte sui perchè, credetemi: non sono brutto (prima che qualcuno lo pensi), obiettivamente non credo di esserlo, certo non sono quel tipo di maschio per cui le donne si bagnano a prima vista guardandogli il pacco, pero’ (se messo nel contesto corretto) me la cavo. Credo di avere delle discrete potenzialità: riesco ad attaccare bottone senza appesantire, riesco a tenere in piedi il discorso, se poi ci sono interessi comuni ed il contesto è quello tranquillo, tanto meglio. Difficilmente ci potremo conoscere in una discoteca o ad un veglione di fine anno – che è il giorno che odio di più dell’anno, specie da quando presi un due di picche tremendo anche lì: quel capodanno venne a casa con me, tutti ospiti di alcuni amici, salvo andare a letto con un altro, nella stanza a fianco. Impiegai diversi giorni a metabolizzare questa cosa, e non pensavo davvero che ci avrei ripensato oggi.
Adesso, ad esempio, mi sento con una persona con cui ho recuperato i rapporti: sempre molto attratto da lei, bella e sensuale come poche, sullo stile dark (per intenderci, è un’approssimazione), un cervello, un corpo da favola, sempre considerata una sorta di modella inarrivabile – all’epoca. La sento da quando siamo entrati più in confidenza, ci messaggiamo spesso anche per lavoro, ci siamo visti solo un paio di volte perchè le grandi città non aiutano a costruire rapporti troppo facilmente, a volte. Le ho appena mandato un vocale su Whatsapp, ed ho disattivato internet sullo smartphone perchè altrimenti starei lì in ansia ad aspettare la sua risposta. Lei dilata i tempi, credo non lo faccia apposta, poi risponde sempre; ma non vi dico cosa significhi ogni volta.
La corteggio con garbo, senza esagerare, non risparmio i complimenti e mi piace perchè lei sembra (sembra) apprezzare, a volte anche tanto. Poi non la presso, non ce la faccio, ho troppa paura di allontanarla (è già successo). Credetemi, è un dramma e contemporaneamente una frenetica voglia di vederla, di stringerla finalmente a me e di farci letteralmente di tutto: da parlare tutta la notte dei fatti nostri a cenare assieme a fare un 69 come Cristo comanda, di quelli interminabili. Per me è così: lo scrivo perchè qualcuno mi ha fatto notare che forse idealizzo le persone, ma non credo di farlo: ogni volta sogno che sia una persona giusta per me.
E non dico che voglio sposarmela, ci voglio andare a letto nel modo più naturale che ci possa essere, e questo ovviamente solo se anche lei lo vorrà quanto me, è chiaro. Non lo so: a volte non so cosa pensare, ma la sensazione di non aver capito un cazzo nemmeno stavolta mi sovrasta. Mi uccide, mi deprime, in parte mi esalta in cerca di nuove soluzioni: una bella cotta me la sono presa.
Spero di trovarla, stavolta; giusto questo. Ma il fatto che non abbia capito un cazzo d’amore, magari riuscirò a farlo diventare un punto di forza per provare a riaffermarmi.