Come fare arrivare nuovi clienti nella tua clinica veterinaria

Sei un veterinario e vuoi incrementare i clienti della tua attività? Non sai come fare?
Il team di Veterinario in città ha elaborato nel tempo una strategia che è stata applicata con successo ad alcune cliniche veterinarie.

Il sito web

Negli ultimi anni ci siamo confrontati con vari veterinari e abbiamo scoperto che una buona fetta è tuttora restia a dotarsi di un sito web. Secondo noi questo è un errore.
Internet ha rivoluzionato il processo di acquisto di prodotti e servizi dei consumatori; in altre parole negli ultimi venti anni è cambiato il percorso che una persona affronta prima di arrivare a comprare il servizio o prodotto di cui ritiene di aver bisogno e anche i (potenziali) clienti di una clinica veterinaria percorrono lo stesso “tragitto”.
Immaginate di avere un animale domestico che necessita di cure e di non conoscere alcun veterinario o di non essere soddisfatto dell’attuale veterinario. Cosa fate? Le risposte a questa domanda sono due: o chiedete ad amici e parenti che vivono nella vostra città oppure cercate su internet. Si evince che non avere un sito porta alla mancata possibilità di intercettare questi potenziali clienti.

Ottimizzate il vostro sito

Sulla base della nostra esperienza nel campo dei veterinari possiamo affermare che quanto scritto nel paragrafo precedente (dotarsi di un sito è un buon investimento) è realmente vero a patto, però, che il sito sia fatto da professionisti che sappiano come essere nelle prime posizioni sui motori di ricerca. Inoltre chi sviluppa il sito deve essere in grado di fornirvi consulenza sui contenuti che andrete a inserire nel vostro sito.

Ipotizziamo che la durata media di un sito sia di 6 anni; in altre parole il costo che sostenete per la realizzazione del sito lo spalmiamo su 6 anni.
Poi aggiungiamo quello per l’ottimizzazione del sito; anche questo costo lo spalmiamo per 6 anni, ma dobbiamo tener presente che parte di questa attività non è legato al sito che ti sviluppano, ma al dominio; in altre parole sto dicendo che fra 6 anni quando deciderete di rifare il sito parte del lavoro svolto per l’ottimizzazione non lo perderete se manterrete il solito dominio (www.miosito.it).
Tenendo presente quanto detto sopra possiamo trovare la spesa media relativa al sito per ogni mese per i prossimi 6 anni:

  • spesa media al mese per la realizzazione del sito web: 25€
  • spesa media al mese per ottenere le prime posizioni nei motori di ricerca per ricerche attinenti all’attività di veterinario: 12€
  • spesa media al mese per essere presenti sul web (hosting) e possesso del dominio: 5€

Il costo da sostenere equivale a circa 42€ al mese per avere un sito web professionale e ottimizzato per i motori di ricerca.
A questo punto chiedetevi se investireste tutti i mesi 42€ per essere contattati da persone fortemente interessate alle prestazioni di un veterinario; se la risposta è affermativa (perché non dovrebbe esserlo visto l’esigua cifra) perché allora non dotarsi di un sito?

3 errori che un proprietario di b&b non deve mai commettere

Ecco 3 principali errori che un proprietario di un b&b non deve mai commettere, per poter gestire la propria struttura con meritato successo.

Gestire un b&b non è affatto semplice: esistono una molteplicità di costi, normative, dettagli da tenere in considerazione e da rispettare ogni giorno. Per questa ragione, l’errore è sempre dietro l’angolo, come il fantasma del fallimento. Per evitare ciò, abbiamo deciso di definire quali sono i 3 principali errori che un proprietario di un b&b non deve mai commettere per poter mettere la propria struttura al sicuro da ipotetici fallimenti. Quali? Scopriteli in questa guida.

  1. Non viene stabilito un business plan

Stabilire un business plan per la propria struttura ricettiva è importantissimo per avere le idee chiare su cosa e quali sono gli obiettivi da raggiungere. A prescindere dalla dimensione del vostro b&b, trascrivete nero su bianco tutti gli obiettivi che avete intenzione di raggiungere e le strategie che volete applicare. Quando parliamo di obiettivi, intendiamo traguardi concreti, tangibili: un esempio, potrebbe essere una percentuale di entrate che avete intenzione di ottenere alla fine dell’anno, o un numero preciso di camere prenotate per il prossimo trimestre. Obiettivi chiari per mosse chiare: è questo uno dei segreti per il successo di un b&b.

  1. Non si delega

Se pensate di poter gestire la vostra struttura in ogni parte rigorosamente da soli, sappiate che state sbagliando di grosso. Delegare è fondamentale quando si gestisce un b&b,  indipendentemente dalle sue dimensioni. Affidatevi a dei collaboratori esperti, o perlomeno fidati, in modo da poter distribuire ogni compito senza troppe preoccupazioni. Una addetta alla receptionist, alle pulizie, un addetto marketing, ogni figura è essenziale per un bed & breakfast dalla gestione perfetta.

  1. Non si definisce un mercato

Non penserete mica di riuscire a vendere le vostre camere a l’intera clientela del mercato! Quando si gestisce un b&b, una delle prime cose da fare è definire un mercato di riferimento. Ad esempio, siete i proprietari di un b&b a Ostuni e volete attirare i turisti che visitano la cittadina? Prendete carta e penna e definite l’ideale di clientela che volete attirare: età, abitudini, famiglie, coppie… In questo modo, riuscirete a lavorare su una fetta di mercato, puntandone tutti i segreti e bisogni, senza sparare troppo nel mucchio. State pur certi, che facendo ciò, i risultati arriveranno e nel giro di breve tempo.

Cinofilia e mondo pet, il 2018 con Aurora Biofarma

Saranno dodici le tappe dedicate all’universo canino, expo nazionali ed internazionali in cui l’azienda italiana sarà presente: segno di un impegno sempre crescente del gruppo

Saranno numerose le manifestazioni cinofile in programma per il 2018 ed il marchio Aurora Biofarma lancia una nuova iniziativa a sostegno dell’universo “dog” annunciando la propria presenza ai principali eventi che si terranno sul territorio italiano.

Si partirà con l’appuntamento di Vicenza del 10-11 febbraio – Expo nazionale più Fiera della caccia – per un totale di dodici tappe fino all’Expo Internazionale di Matera previsto per il prossimo 11 novembre.
Nel frattempo l’azienda sarà presente con il proprio staff toccando le principali città da nord a sud: Ancona (18 febbraio), Rapallo (3 marzo), Reggio Emilia (16/18 marzo), Sassari (31 marzo/1 aprile), Siena (8 aprile), Ercolano (5/6 maggio), Milano (15/17 giugno), Isernia (24 giugno), Galatina (8 luglio), Siracusa (22/23 settembre) e Roma (20/21 ottobre).

Specializzata nella divisione veterinaria – linea food e farma – con la partecipazione alle prossime manifestazioni cinofile Aurora Biofarma intende comunicare la propria vicinanza al mondo a quattro zampe già testimoniata in passato: dalla fornitura gratuita di prodotti al Parco Canile Comunale di Rovereto alla collaborazione con gli appuntamenti nazionali di Agility, passando per il supporto scientifico al progetto di oncologia veterinaria Onconvet e per la vocazione cruelty free dei propri prodotti, fino al lancio del portale dedicato agli allevatori.

«Siamo felici di annunciare l’ impegno a prendere parte, nel corso dell’anno, ai maggiori eventi cinofili dove parteciperà sia il nostro staff di sede che la nostra squadra di collaboratori» – dichiara la responsabile marketing del gruppo Maria Teresa Moscarella – «È il segnale di quanto vorremmo trasmettere all’esterno: la vicinanza e l’attenzione sempre maggiore che il marchio Aurora Biofarma vuole riservare al mondo pet».

Fondi pensione, come cambia la scelta e la propensione al rischio con l’età

La scelta di fondi pensione è oggi ampia ed eterogenea. Questo perché a sentire l’esigenza di pensare per tempo alla previdenza complementare non sono solamente i lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia ma anche i giovani che, con fatica, si inseriscono nel mondo del lavoro consapevole dei rischi per la pensione futura. In base all’età del lavoratore possono cambiare i metodi di ricerca dei fondi pensione ma anche ad esempio la propensione al rischio di investimento, che è un criterio importante per la selezione del fondo pensione.

Fondi pensione: rischiano più i giovani o i lavoratori prossimi all’uscita?

Da un lato si potrebbe essere portati a pensare che, per natura, chi è giovane abbia una maggiore propensione al rischio di investimento. E in parte questo è vero. Tuttavia si può fare anche un ragionamento opposto perché proprio il “timing” è una variabile determinante in questo senso. “Chi ha tempo non perda tempo”: ormai anche i giovani lavoratori sono in gran parte consapevoli del fatto che alla previdenza complementare bisogna pensare da subito. Agire per tempo offre infatti un semplice vantaggio molto intuitivo: si hanno più anni per accumulare il montante facendolo crescere anche senza rischiare molto. Chi è giovane può “permettersi” di versare anche importi ridotti (e con l’aumento dell’età pensionabile in questa sede per “giovane” intendiamo anche chi ha meno di 50 anni perché comunque oltre un decennio lo separa dal raggiungimento dei requisiti per la pensione).

Al contrario secondo l’approccio life cycle alla previdenza complementare più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare il rischio. L’idea di fondo è che conviene sfruttare una grande percentuale del rischio nella prima parte del periodo di vita dell’investimento (quando il capitale è più basso). In quest’ottica la parte azionaria del capitale viene rimodulata nel tempo. Ecco perché esistono molti fondi pensione cd multi comparto che prevedono più linee d’investimento (i comparti appunto) collegate a diversi profili di rischio e di rendimento. Il lavoratore ha la possibilità di scegliere il comparto a cui aderire in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento.

Questa analisi ci serve a capire che non esiste una regola universale: ci sono giovani che rischiano di più e altri che invece restano cauti puntando sul lungo arco di tempo a disposizione, senza fretta. La scelta del fondo pensione è quindi molto personale.

Yakkyo: una startup ponte tra Cina e Italia

Si chiama Yakkyo, che in pugliese significa trovare, ed è un’azienda italiana che mira a rendere accessibile alle piccole e medie imprese italiane il sourcing di merce dalla Cina.

In una società ormai globalizzata è diventato necessario per ogni azienda cercare ed acquistare prodotti, attrezzature o materie prime da paesi terzi e questo spesso è un problema per le aziende italiane. Il nostro tessuto imprenditoriale, infatti, è per lo più rappresentato da piccole e medie imprese che non sono in grado di tenere in piedi un ufficio acquisti o di pagare ingenti consulenze per trovare forniture e prodotti all’estero.

Yakkyo è una società italiana che nasce proprio per dare una risposta a questa esigenza. Grazie ad una innovativa tecnica di sourcing basata su un Chatbot, Yakkyo infatti è in grado di reperire materie prime, personalizzare prodotti e realizzare pezzi su misura a prezzi altamente competitivi e paragonabili a quelli dei grandi e-commerce cinesi come Alibaba o  GearBest.

Tutto questo senza dimenticare il cliente: infatti, al prezzo competitivo bisogna sommare una serie di altri servizi non offerti da questi portali, come il controllo della qualità sulla merce, la completa personalizzazione, l’organizzazione della spedizione e dello sdoganamento che spesso per molte aziende è un problema molto serio.

Un ponte tra Cina e Italia

Yakkyo è un’azienda italiana che però ha anche una forte componente cinese, prima di tutto perché è stata pensata e creata da due Founder, Giovanni Antonio Conforti e  Carole Hsiao, rispettivamente uno di nazionalità italiana e una taiwanese.

Secondo perchè ha sedi sia in Italia che in Cina che a Taiwan e terzo, perché Giovanni e Carole si sono proprio conosciuti in Cina ed è lì che, dopo aver lavorato molti anni nel settore dell’import-export tra Europa e Cina, hanno avuto l’idea di realizzare una tecnologia che rendesse accessibile l’importazione di prodotti personalizzati a tutti, anche ai piccoli commercianti.

“Abbiamo creato Yakkyo” ci racconta il Founder Giovanni Antonio Conforti “proprio per dare la possibilità alle piccole e medie aziende italiane di accedere alla vastissima produzione “Made in China” in maniera facile ed economica. La nostra speranza è quella di aiutarle a  migliorare i propri prodotti ed ad espandere il loro business accedendo a servizi che prima non erano alla loro portata”.

Pensione integrativa, cosa significa la chiusura del FondInps?

Fra le diverse forme di pensione integrativa che permettono al lavoratore di accantonare i propri risparmi, oltre alle forme note del FONDO APERTO, CHIUSO o PIP, c’era anche il fondo complementare FondInps.

Si trattava nello specifico di una forma di pensione integrativa istituita presso l’Inps e nata con lo scopo di garantire ai lavoratori che ne facevano parte di avere, una volta raggiunta l’età del pensionamento, una pensione da integrare a quella del sistema pensionistico nazionale.

Il FondInps era aperto a tutti i lavoratori che, a sei mesi dall’assunzione, non indicavano espressamente a chi destinare il TFR che maturavano durante l’attività lavorativa e che non possedevano un fondo pensionistico integrativo attivo. L’adesione a questo fondo avveniva quindi secondo modalità tacita e  i lavoratori che ne aderivano venivano anche definiti “lavoratori silenti”.

Una volta trascorsi 24 mesi dall’adesione al fondInps il lavoratore aveva anche possibilità di decidere di spostare la propria posizione individuale su altro fondo integrativo.

In particolari casi si aveva anche possibilità di richiedere un anticipo di quanto rispetto al Trattamento di fine rapporto maturato per soccombere ad esempio a spese mediche urgenti.

La chiusura del fondInps: come è cambiata la pensione integrativa

Con la legge di bilancio del 2018 si è fatta largo la richiesta espressa dal Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione) di abolizione del fondInps.

La scelta ha preso il via dall’evidente impossibilità di questo fondo di far fronte e di garantire condizioni proficue agli iscritti evidenziata dal Covip.

La richiesta di chiusura del fondinps si è in realtà fatta spazio già negli anni precedenti dove stava diventando evidente, in base a statistiche e rilevazione di dati, che erano pochissimi gli iscritti a questo fondo che provvedevano poi ad effettuarvici versamenti.

La data effettiva di decorrenza del FondInps verrà stabilita con un apposito decreto interministeriale Lavoro-Economia. Il decreto che stabilirà la decorrenza del fondInps stabilirà anche il fondo pensionistico integrativo di tipologia CHIUSO – NEGOZIABILE sul quale andrà confluito il TFR maturato fino al momento.